Rispetto al pensiero di Platone: la memoria e la sua corruzione nell’era digitale.

Nel giugno di quest’anno Controversie ha organizzato un seminario in forma di tavola rotonda sul tema dell’ontologia dell’intelligenza artificiale. Nel corso del dibattito è emersa la possibilità che i grandi modelli linguistici (LLM) possano imporsi – tra le varie applicazioni già discusse – come una sorta di bibliotecario con pretese di universalità. Questa ipotesi è ben spiegata da A. Colamedici e S. Arcagni nel loro lavoroL’algoritmo di Babele.Storie e miti dell’intelligenza artificiale (Solferino Libri, 2024) e suggerito tra le righe da Luca Sofri“Intelligenza artificiale” tra virgolettesul suo blog Wittgenstein.
La biblioteca universale, la biblioteca fantastica che contiene tutto ciò che è stato scritto e può essere scritto, è un tema che – ricorrente – emerge nelle riflessioni di filosofi e letterati, da Leibniz allo scrittore.Laßwitz curdodetto anche Velatus, al punto da ossessionare Jorge Borges (La Biblioteca di Babele) e ispirare l’imprenditore Brunello Cucinelli, che ha annunciato nel 2022 la creazione della “sua” biblioteca universale, a Solomeo, dedicata ai lavoratori delle sue aziende.
Il tema della biblioteca è strettamente legato a quello della memoria; riscoprire un brano di un libro o di un autore richiede di averne memoria e di poter situare questo frammento di memoria nello spazio della propria biblioteca mentale e, solo allora, riscoprire la collocazione di questo autore o di questo libro all’interno della propria biblioteca o di una biblioteca istituzionale o pubblica.
Qui, una funzione potenziale degli LLM è proprio quella di fungere da contenitore molto ben indicizzato di grandi quantità di conoscenze, e di reperirle e renderle disponibili agli utenti in modo ragionato e selettivo, su richiesta espressa in linguaggio naturale. E, proprio per la loro capacità di gestire enormi volumi di informazioni in tempi ragionevoli, possono tendere verso quel grado di infinito implicato dall’espressione “universale”.
In contrasto con questa idea e prospettiva, proponiamo una riflessione di Fabio Talloru sulla memoria e su Platone, che aveva un debole per la memoria e la sua rilevanza nel pensiero umano.
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Se oggi Platone viene ancora presentato come un filosofo sradicato dal mondo concreto e proiettato nell’Iperuranio, ciò è dovuto soprattutto alla visione ormai superata (ma ancora presente) veicolata dall’educazione scolastica ordinaria. Invece, la filosofia di Platone è profondamente radicata nel mondo fisico e materiale.
Tutti sanno che in Platone esiste una sorta di memoria immortale, che assicura la reminiscenza (anamnesi) degli oggetti intelligibili. Meno conosciuto e poco esplicito nei dialoghi è l’altro genere, quello “mortale” (non è questo il termine platonico), inteso come appartenente alla condizione incarnata dell’Anima immortale in una persona vivente (zoo).
Memoria (mnemo) è una delle facoltà dell’anima, quella di stampare, ricalcare o racchiudere sotto forma di memoria (ipomnema) le informazioni che otteniamo dagli oggetti incontrati attraverso l’esperienza empirica. È l’insieme di ciò che si installa nell’anima da sensazioni memorabili, prodotte dall’esperienza che abbiamo di oggetti che esistono fisicamente nel mondo empirico (il processo completo è esposto nel discorso fisiologico contenuto nella Ho paura1).
Il tema che ci interessa in questo articolo è quello della “volatilità” della conoscenza in Platone, per produrre nuovi elementi di riflessione utili nel dibattito odierno.
Rimemorizzazione e memoria mortale.
La reminiscenza (anamnesi) è un’operazione prodotta dalla sola Anima immortale. Più precisamente, è una forma di ricordare oggetti visti in uno stato disincarnato. L’operazione di apprendimento (matematica) delle nozioni, però, avviene nel corso della vita e il contenuto di una memoria “mortale” (la memoria) può dissolversi irrimediabilmente. La memoria nella sua interezza cessa definitivamente di esistere con la morte dell’essere vivente che la possiede, quindi con la dissoluzione dei legami tra anima e corpo.
Innanzitutto possiamo affermare l’esistenza di una memoria “mortale” nel pensiero di Platone per almeno due ragioni:
- non abbiamo ricevuto alcuna traccia diretta, alcuna testimonianza indiretta o alcun tipo di indizio circa la possibilità di reminiscenze di ricordi appartenenti a vite precedenti – come avviene nelle dossografie pitagoriche2che conosceva e custodiva gelosamente nella sua biblioteca;
- nei dialoghi che affrontano problemi legati sia alla reminiscenza che alla metempsicosi, troviamo l’idea che ad ogni nuova incarnazione debba avvenire un “reset” della memoria rispetto alla vita empirica (vedi in particolare il “Mito di Er”3)
Sostenibilità delle forme di conoscenza.
Sembrerebbe anche che, sul piano mortale, la conoscenza pratica e l’esperienza empirica siano più durevoli della conoscenza epistemologicamente superiore (“scientifica”) del filosofo o del matematico – che hanno l’intelligibile come oggetto ultimo.
Ciò si deduce in particolare da un passo del prologo drammaturgico di Ho paura. Crizia il Giovane qui racconta una storia appresa da bambino, in cui Solone incontrò un sacerdote in Egitto che disse:
““Siete tutti giovani dentro(voi greci) […] perché non hai nell’anima nessuna opinione antica trasmessa da una tradizione che viene dal passato né alcuna conoscenza ingrigita dal passare del tempo“.
Prosegue poi con la motivazione di questa brevità di memoria collettiva che attribuisce ai Greci:
“tutto è stato registrato, fin dall’Antichità, nei nostri templi e conservato nella memoria”, mentre in Grecia “a intervalli regolari, come una malattia, la corrente del cielo ritorna e vi inonda e lascia incolumi tra voi solo gli analfabeti e i nemici delle Muse.(gli ignoranti)quindi ricomincia da capo, come se fossi di nuovo giovane. » Il sacerdote aggiunge inoltre: «nel corso di molte generazioni, i sopravvissuti morirono senza aver messo per iscritto la loro voce.“. (Tim. 22d–e)
In questo passaggio possiamo individuare almeno sei spunti di riflessione ancora validi nel contesto attuale:
- la scrittura esprime qui il suo ruolo di strumento tecnico corruttibile ma preservato dalla distruzione, e quindi percorribile;
- la scrittura è uno strumento tecnico ausiliario, che richiede la continua stabilità materiale della società per essere mantenuta e motivata nell’uso ordinario;
- il mortale vivente, se non ha né la possibilità né la preoccupazione di trasmettere il prodotto della sua conoscenza, non conserverà la conoscenza provata per metterla a disposizione dei posteri;
- la condizione post-catastrofe è analoga a un “momento zero” della memoria mortale, un “ripartire dal principio” simile a quello di un’anima incarnata;
- la conoscenza pratica degli “analfabeti e degli incolti” sopravvive più facilmente di quella dei filosofi e degli scienziati; si preparano anche a gettare le basi di quella stabilità materiale e tecnica che rende possibile l’accumulo del sapere;
- l’accumulo di conoscenze avanzate e complesse, quali quelle “scientifiche” (episteme), non è necessario per la vita, ma è un “plus”.
Nei suoi dialoghi Platone ci mostra anche che, una volta memorizzata l’informazione, la sua durabilità dipenderà non solo dalle condizioni in cui il suo proprietario la preserva e conserva, ma anche dal modo in cui l’ha ottenuta. Ad esempio, Crizia il Giovane racconta una storia di cui ha acquisito un ricordo “vivido”, perché era giovane, attento e partecipe al momento del suo apprendimento.4. Un altro caso è quello di Phèdre che, nel dialogo omonimo, deve fare i conti con un’opera scritta che deve rileggere più volte per ricordarla “alla lettera” per poter pronunciare il suo discorso.5 sulla base di questo.
Nel primo caso, quello di Crizia, la qualità della memoria è dovuta alle caratteristiche che contraddistinguono il momento in cui l’informazione è stata appresa, cioè il significato dell’esperienza di apprendimento del bambino. Nel secondo caso, quello di Phèdre, la qualità della formazione della memoria sarà dovuta all’ausilio di strategie mnemoniche, come la rilettura e la ripetizione ad alta voce.
Conclusioni e domande aperte.
In conclusione, il problema della conservazione, della trasmissione e dell’eventuale perdita della memoria (nell’accezione più ampia che comprende storie, tradizioni, tecniche e saperi) è oggi un fenomeno ancora più complesso. Soprattutto se guardiamo al fenomeno di progressiva sostituzione dei mezzi “tradizionali” di trasmissione dell’oralità e della scrittura manuale a favore della digitalizzazione dell’informazione.
Quanti tipi e forme di “memoria” abbiamo sviluppato finora e quali si stanno indebolendo o scomparendo?
Quante forme di scrittura abbiamo e quali competenze sono necessarie per utilizzarle?
Quanti livelli di linguaggio e quante forme di linguaggio esistono solo per la codifica informatica delle informazioni?
Quali sono i pericoli a cui è esposta la loro conservazione?
Ai cataclismi menzionati dal sacerdote egiziano incontrato da Solone, ovviamente sempre presenti e comunque imprevedibili, cosa aggiungiamo oggi?
Ovviamente, queste sono tutte domande complesse che richiedono risposte altrettanto complesse. Ad esempio, per i supporti di memorizzazione digitali, dai quali oggi dipendiamo in gran parte, sono dannosi i fenomeni elettrici, magnetici ed elettromagnetici, tutti in grado di cancellare, corrompere o rendere inaccessibili, o addirittura del tutto irrecuperabili, le informazioni registrate.
Quanto sono volatili le informazioni digitali e la loro conservazione? Quanto è durevole? Quanto sono “delicati”?
La stessa obsolescenza delle tecnologie e delle tecniche di conservazione e riproduzione dell’informazione mette fine, giorno dopo giorno, alla riproducibilità di precedenti forme di “memoria”, sia collettive che individuali (foto, video, documenti, scansioni di immagini, ecc.). Gli attuali dispositivi che possediamo diventeranno sempre meno disponibili con l’avanzamento delle nuove tecnologie e dei sistemi associati che ne consentono il funzionamento?
I dispositivi attualmente in uso, per quanto collaudati, non saranno un giorno più compatibili con quelli più avanzati, per la scrittura e la lettura dei protocolli?
Saranno disponibili tecnologie di giunzione per consentire l’interfaccia fisica di vecchi e nuovi dispositivi di archiviazione di memoria?
Le tecnologie di traduzione e conversione reciproca tra vecchi e nuovi protocolli di archiviazione delle informazioni saranno ancora implementate sui nuovi dispositivi o saranno ancora disponibili e utilizzabili?
Quali altri problemi si possono riscontrare o stanno per diffondersi?
La memoria è una questione complessa, sia individuale che collettiva.
NOTA:
1 Tim. 42 giorni – successivo. e 69 c – seguente.
2 Centrone, B. 1996, Introduzione ai PitagoriciEditore Laterza, Roma-Bari, pp. 52-61
3 Rappresentante. 614b – 621d
4 Tim. 26b
5 Fedra 228 a
L’articolo Un confronto con il pensiero di Platone: la memoria e la sua corruzione nell’era digitale. viene da Controversie.
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